Giovani, musicanti e disoccupati

di Redazione Smemoranda

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Com’è la musica, oggi? Bella, brutta, media. Ah, signora mia, non ci son più i cantanti di una volta. I testi degli indie non significano davvero niente. La trap è morta, dentro la drill. Anzi, meglio l’emodrill. Eccetera.
Ecco, se c’è una cosa che questo libro non fa, è rincorrere le banalità dei discorsi che si fanno intorno alla musica. E parla di qualcosa di preciso: quanto è difficile essere musicisti, oggi. Nel senso, musicisti a cui interessa la musica, come prima cosa.

Un libro necessario

Giovani, musicanti e disoccupati, il titolo dice molto. L’ha messo insieme L’Alligatore che da più di un decennio racconta su queste colonne la musica italiana più o meno indipendente, più o meno underground. Di quelli che fanno ancora rock, ma magari non vincono l’Eurovision (che poi non c’è niente di male, per carità, a vincere l’Eurovision. È solo che spesso non sono gli artisti più interessanti, a farlo).

Artisti in una conversazione collettiva

E dunque, ai musicanti giovani il compito di raccontare il loro 2020 da disoccupati forzati, causa virus. Che senza dubbio non è stato la causa di tutte le difficoltà per chi fa musica, ma ha contribuito non poco ad acuirle, cancellando da un giorno all’altro gli appuntamenti dal vivo che sono l’anima della musica (oltre che del teatro e di tutte le arti performative). Dice Diego Alligatore nell’introduzione che è gente che “canta e suona magnificamente, quando è messa nelle condizioni di farlo”. Su questo ha ragione al 100%: Effenberg, Are you Real, Una, Jet Set Roger… tutti quanti fanno grande musica, ascoltare per credere. Sulle loro spalle di musicanti si sono caricati il compito di spingere la musica dal basso.

L’Alligatore ha parlato con loro di temi che tutti quanti si sono trovati davanti al muso: fare singoli o album, associarsi, sopravvivere alla mancanza di appuntamenti dal vivo… Diego ha organizzato tanti incontri bilaterali, per poi costruire una conversazione collettiva, dove si affastellano idee, proposte, passioni. E un po’ di amarezza per lo stato delle cose, certo. Ma leggendo le parole di questi artisti la speranza rimane: il mondo della musica non è solo nelle mani di quelli che – come scrive Maurizio Marsico nella prefazione – si fanno e si rifanno di tutto pur di essere famosi, pur di essere popolari, pur di essere virali. L’unico virus vero è quello che ha colpito la musica più di ogni altro settore nel 2020. E che impone a tutti di ripensare se stessi, e non ricadere negli stessi errori, dopo.