Dischi per cominciare bene il 2022: Structure, Savelli/Zanotti, Mari Conti, Smania Uagliuns

di L'Alligatore

Recensioni
Dischi per cominciare bene il 2022: Structure, Savelli/Zanotti, Mari Conti, Smania Uagliuns

Il 2022 è appena cominciato, ma c’è già in giro un sacco di grande musica indie, che si muove dall’underground italico verso il mainstream. Ne abbiamo selezionata un po’ che vale la pena ascoltare.

Structure – XX

Bella sorpresa questo XX di Structure, progetto del biologo musicante Stefano Giovanardi, progetto di elettronica con l’anima. Lui suona e ha composto tutti i pezzi, ma a cantare loro testi ci sono un sacco di donne della scena underground più vera e pura, dieci per l’esattezza. Nomi noti a chi segue questa rubrica, che voglio citare: Barbara Cavaleri, Chiara Castello, Eli Nancy Natali, Francesca Bono, Francesca Palamidessi, Laura Boccacciari , Manuela Pellegatta, Maria Devigili, Silvia Caracristi, Verdiana Raw. Alcune cantano in italiano, altre in inglese, ognuna con il suo stile e la sua storia, ma il disco è ben amalgamato. Dal rock esplicito al pop giocattoloso, dal cantautorato all’elettronica, dalla psichedelia alle suggestioni filmiche. Un bel progetto affascinante a partire dalla sofisticata copertina nera con due belle X al centro. Produce l’indipendente di lungo corso Riff Records di Bolzano.

Savelli/Zanotti – Italian Kidd

Italian Kidd del duo Savelli/Zanotti è disco rock fino al midollo. Nato durante la pandemia in quel di Bologna, dove idealmente si sono ritrovati tutti gli artisti presenti nell’album (e sono tanti, ben 11 vocalist che si susseguono nei quindici pezzi dell’album), lo ascolto e riascolto da qualche mese trovandolo sempre fresco, nuovo. Il fondatore dei Pelican Milk Alex Savelli e il batterista di tanti gruppi e personaggi mainstream (dalla Berté a Ligabue) Ivano Zanotti, si sono ritrovati per dare vita a questo piccolo gioiellino underground. Un rock sotterraneo carbonaro di diversa estrazione unito dall’urlo. La vera musica indipendente italica contro l’apatia, i divieti, le imposizioni, per ribadire con forza l’autonomia fuori da schemi imposti dall’alto e torcersi e urlare come i bambini sulla copertina. Tutto da ascoltare.

Mari Conti – Invisible Things

Ritorna Mari Conti con Invisible Things, soffice concept-album dedicato alle cose invisibili, quelle cose che non possiamo vedere a occhio nudo e/o toccare, ma che ci sono. Cose importanti come la musica, come i sentimenti, come l’aria, le parole… Una gran bella idea portata avanti nel corso del tempo dalla musicante romana di stanza a Londra, con accanto il fido produttore Osmon Wright aka Mozez. Undici pezzi di elettronica contaminata/contaminante, dal blues al jazz, dal trip hop alla classica, chillout ma anche rock. Dieci pezzi cantati in inglese più uno in italiano, il sorprendete “Amarsi un po’”, che mi ha fatto pensare al mitico Alan Sorrenti per l’atmosfera sospesa di una bella canzone d’amore senza rime baciate. Questo “Invisible Things” esce dopo dieci anni dall’esordio della Conti “Gentle Beauty”. Mi auguro di non dovere aspettare altri dieci anni per il terzo.

Smania Uagliuns – Travel Experiment

Solo quattro canzoni per gli Smania Uagliuns, ma quattro canzoni di quelle giuste per Travel Experiment – Season One (sono sicuro ci saranno anche la stagione due e tre). Dischetto colorato con immagini mitiche dei posti dal gruppo visitati a ritroso: da Berlino al Kenya, da Bucarest a Marsiglia, dove era iniziato il loro viaggiare, purtroppo interrotto dalla pandemia. Ma sono sicuro appena possibile, questo bel gruppo nomade e cosmopolita, sorta di Gogol Bordello di casa nostra, riprenderà a macinare chilometri per fare canzoni come queste. Alternative puro, ironico e trascinante hip hop, tra satira politica, scatenante elettronica e immagini iconiche. Chiamatela World Music, se preferite.