Io, tu e le cose con Maria Devigili

di L'Alligatore

Le Smemo Interviste - News
Io, tu e le cose con Maria Devigili

Io, Tu e Le Cose è per me il singolo dell’estate. L’ha scritto e interpretato Maria Devigili, cantautrice trentina giramondo (ora vive a Las Vegas), in questi mesi di lockdown. Il titolo sembra quello di un pop leggero da cantante italiana di una volta, e in effetti lo è, ma la tematica è intima. Si parla di mestruazioni, e la Devigili ha giocato abilmente con le parole, creando un pezzo davvero divertente e ironico.

Il video è stato girato dalla stessa cantautrice, che ha chiesto a molte amiche di mandarle, tramite what’s up, delle interpretazioni della canzone nei luoghi dove si trovavano in Italia. Ne è uscito un gioiellino pop, non solo in rosa, ma multicolor: dal rosso del ketchup sulle patatine, all’azzurro della maglia della nazionale al biondo della Barbie. E poi alla fine citazioni di donne entrate per qualche motivo nell’immaginario collettivo, dall’onnipresente Frida Kahlo alla Montalcini, ma anche donne di oggi, come Nudem Durak, una musicista e insegnante curda che nel 2015 è stata condannata a 19 anni di prigione dal governo turco con la “colpa” di aver insegnato canzoni in lingua curda ai bambini (lingua che non si può utilizzare in luogo pubblico in Turchia).
Quante cose ci sono dentro “Io, Tu e Le Cose”. C’è tutto un mondo interconnesso. La Devigili questo credo lo sapesse bene fin dall’inizio, oppure no. Per capirlo meglio l’ho intervistata tramite mail a Las Vegas, dove si trova ancora suo malgrado. Pare impossibile, ma lei, come spiega nell’intervista, è, come molti altri italiani all’estero, ancora in lockdown. Sentite cosa ci ha detto.

Smemoranda: Perché un singolo oggi?
Maria Devigili: Bella domanda. La verità è che non lo so.
Non c’è una vera e propria “ragione” discografica o manageriale in questa scelta. Non ho seguito il consiglio di nessuno, ho messo fuori qualcosa di mio con i tempi e le modalità che volevo. Il bello è che di solito un singolo lo si mette fuori perché poi ci sarà un disco. No, non ho in cantiere nessun nuovo disco, almeno non uno in italiano. “Io tu e le cose” è una canzone che avevo nel cassetto da un bel po’ e mi andava di condividerla forse anche come manifesto di una mia presa di posizione sul cantautorato italiano impegnato. I cantautori impegnati vogliono parlare di problemi? Bene, cominciamo dalle cose basse, molto basse, così basse che il linguaggio non le dice, le sottintende. Ecco il tema perfetto: le mestruazioni. Uno dei problemi più quotidiani, reali e logistici che si affaccia nell’esistenza di una donna. Io sono una persona che fa canzoni, e sono anche una donna, quindi perché non parlare di qualcosa che conosco piuttosto bene? Credo fosse ora di fare una canzone pop su “quelle cose che le persone non chiamano mai con il proprio nome” Sì, ho detto pop. Perché se avessi parlato dichiaratamente di mestruazioni sarebbe stata una canzone punk. Il pop nel senso più alto del termine è una grandissima invenzione. Condividere messaggi punk e farli passare come canzoni ballabili e orecchiabili.

Da una compilation fallita al successo di una canzone

Perché un singolo come Io, Tu e le Cose?
Suonerà strano ma questa canzone mi è stata in un certo senso “richiesta”: infatti l’ho composta per un’iniziativa legata alla musica al femminile (il Festivalino di Anatomia Femminile) voluta dal giornalista e critico musicale Michele Monina. Nel gennaio 2019, Michele, che più volte in passato mi aveva già coinvolto in progetti analoghi, propose a me e ad altre cantautrici di comporre una canzone sul “corpo femminile”. Il duplice obiettivo era quello di portare queste nostre canzoni a Sanremo ma anche di farne una compilation. La compilation non è mai andata in porto. Invece, il Festivalino di Anatomia Femminile a Sanremo 2019 ci è andato! Durante la kermesse sanremese, su diversi palchi predisposti a pochi metri dal Teatro Ariston, si è tenuto un festival alternativo della durata di 5 giorni con sole cantautrici tra cui anche la sottoscritta.

Raccontaci la produzione del video.
Sì, certo, il video è uscito su youtube lo scorso 15 giugno. Devo dire che quello che ha occupato il mio tempo durante gli ultimi 2 mesi è stata proprio la produzione del videoclip, del resto il pezzo c’era già. È stata una vera e proprio avventura transcontinentale dato che ho coinvolto un bel gruppo di donne da tutta Italia come co-protagoniste. In aprile, dopo aver “reclutato” le prime partecipanti, ho costituito un gruppo whatsapp dove poter condividere alcune informazioni tecniche sulle riprese. Sono partita fin da subito con delle idee sceniche precise: non volevo il solito video “da quarantena”, uno di quei video dove vedi tanti partecipanti sullo schermo ma che magari non sono a buona risoluzione e senza un’estetica netta e un’idea definita. Ho quindi cercato di sfruttare al meglio il potenziale della tecnologia video dei cellulari di nuova generazione che ormai quasi tutti hanno. Fin da subito ho creato e condiviso con le ragazze dei minibriefing in pdf e dei video tutorial sul come fare le riprese, i tipi di piani, i fondali, dove guardare, come muoversi. Insomma quasi nulla è stato lasciato al caso. Tieni presente che ho volutamente coinvolto donne provenienti da mondi professionali diversi, la maggior parte non artistici, quindi non abituate ad “apparire in video”. Uno degli obiettivi del video era anche questo: dare spazio a chi normalmente non appare, alla diversità ed eterogeneità del mondo femminile. Una cosa di cui sono molto fiera è anche che il gruppo whatsapp di “Io, tu e le cose”, nel giro di pochi giorni, è diventato un gruppo consolidato di amiche, persone che poco prima non si conoscevano e che ora si scambiavano idee, esperienze, frammenti di storia e di vita personale anche legati alla vita in quarantena.

In esilio forzato a Las Vegas

Come e dove hai passato questo periodo di lockdown? Lockdown è un inglesismo che non mi piace, ma visto che sei stata a Las Vegas in questo periodo, ci sta …
Il lockdown che c’è stato qui a Las Vegas e cioè nello Stato del Nevada, non è comparabile a quello che c’è stato in Italia. Per intenderci, non passava la ronda per strada come a Trento e vallate (così mi è stato riferito) Hanno semplicemente chiuso tutte le attività a parte quelle essenziali. Chi voleva andare a correre per strada o portare il cane a spasso poteva farlo senza permesso. Sostanzialmente, gli americani non escono se è tutto chiuso anche perché prendono la macchina per andare a far la spesa. Anche prima della pandemia era raro vedere persone che camminano per le strade, eccetto qualche studente forse. Considera anche che non hanno piazze o bar come da noi dove trovarsi. Le piazze qui sono i centri commerciali e se sono chiusi come lo erano nessuno ci va. Volevo aggiungere che, anche se ora hanno “riaperto” le attività in Italia, in un certo senso io sono ancora in lockdown o meglio sono “chiusa fuori”. Vorrei ribadire che io non sono cittadina americana, sono in America da 5 mesi con un visto scaduto e prorogato per ben 2 volte. Sono una cittadina italiana, residente in Italia, con un appartamento in affitto, una macchina ferma da gennaio, bollette e tasse che sto ancora pagando come se fossi lì. Qui in America non posso avere una vera copertura medica, non posso andare dal dentista di cui avrei bisogno se non
spendendo cifre altissime, non posso aprire un conto, non posso lavorare. Come me tantissimi altri italiani e spero che in Italia se ne parli. Recentemente sono riuscita a comprare un altro biglietto di ritorno per i primi di luglio ma fino a che non sono sull’aereo non canto vittoria.

Stai pensando a un nuovo disco? Oppure pensi solo a singoli, in questo periodo?
No, non sto pensando a un nuovo album come Maria Devigili. Lo scorso dicembre avevo ripreso in mano un mio progetto alternativo di nome Nina Kandinsky, esistente già dal 2017 ma lasciato in stand-bye per vari motivi. L’ obiettivo era quello di rilasciare un disco a estate o autunno 2020. Avevo già pianificato di registrare in uno studio in Toscana a fine marzo, ma sappiamo tutti poi cosa è successo. Io sono rimasta bloccata qui in America e durante l’attesa ho lavorato molto alla preproduzione di Nina Kandinsky componendo nuovi pezzi.

Altro da dichiarare?
No, grazie. Credo di aver dichiarato già troppo!!