Per ricordare Paolo Borsellino abbiamo deciso di scrivere un pezzo. Per scrivere un pezzo che ricordi Paolo Borsellino, nel modo migliore, abbiamo deciso di fare una ricerca. Nel fare questa ricerca siamo stati travolti dal magone e, immediatamente, siamo giunti alla conclusione che non sarebbe stato facile scrivere righe abbastanza "elevate" in grado di descrivere un uomo che, con (e come) Giovanni Falcone, ci ha lasciato moltissimo e che, forse, ci ha fatto comprendere il vero significato delle parole amore e giustizia. Per questo motivo abbiamo scelto di fare tre cose. La prima: scrivere il suo nome e regalare a noi e a voi tre righe simboliche di bianco, senza parole e di silenzio. La seconda: riportare fedelmente alcune dichiarazioni di Paolo Borsellino e sette righe di cronaca nuda e cruda del 19 luglio 1992. La terza: segnalarvi un libro e un sito su Paolo Borsellino.
Paolo Borsellino:
Le sue parole:
Paolo Borsellino: "Non sono né un eroe né un Kamikaze, ma una persona come tante altre. Temo la fine perché la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succederà nell'aldilà . Ma l'importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento... Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno".
Paolo Borsellino su Giovanni Falcone: "Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione....per amore. La sua vita è stata un atto d'amore verso questa città , verso questa terra che lo ha generato. Perché se l'amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui, amare Palermo e la sua gente ha avuto e ha il significato di dare a questa terra qualcosa, tutto ciò che era possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria a cui essa appartiene. ..Sono morti tutti per noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo, continuando la loro opera...dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo".
I fatti.
Il 19 luglio 1992 Paolo Borsellino si reca insieme alla sua scorta in via D'Amelio, dove vive sua madre.
Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell'abitazione della madre con circa 100 kg di tritolo a bordo esplode, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto è Antonino Vullo. Pochi giorni prima di essere ucciso, durante un incontro organizzato dalla rivista Micromega, Borsellino parlò della sua condizione di "condannato a morte". Sapeva di essere nel mirino di cosa nostra e sapeva che difficilmente la mafia si lascia scappare le sue vittime designate.
Un libro e un sito
Falcone e Borsellino. Mistero di Stato di Enrico Bellavia e Salvo Palazzolo
www.falconeborsellino.net/homenew.htm

